Alessandro M.

Agosto 2022

Alessandro, trapiantato da poche settimane, alla vigilia del suo rientro a casa, ancora incredulo della sua nuova condizione, ci regala delle bellissime considerazioni sulla donazione degli organi

Io dopo il trapianto ho capito bene l’importanza del dono. Quando ero giovane, avevo timore che quando eri quasi morto, semmai ti davano una botta in testa, oppure decidevano che eri quasi morto, così potevano prelevare l’organo di quel donatore anzitempo. Ora che ho ricevuto il dono, ho capito bene cosa vuol dire… mia figlia ha già fatta la firma e la farà tutta la mia famiglia vedendo che avrò una nuova vita rispetto a quella di prima.

Oggi mi vedo come quei grossi ceri che ci sono in chiesa, grossi 8-10 cm. e lunghi forse anche 1,5 mt. Ripensando a come ero, invece, prima ero come uno di quei ceri che rimanevano 2-3 dita di cera e poi lo stoppino si sarebbe spento.

Io da parte mia appena arrivo a casa darò il consenso perché è comodo ricevere e non pensare a donare… Da parte dei miei familiari mia figlia grande lo ha già fatto, visto come sono rinato, e gli altri lo faranno anche loro. Poi io ho amici che hanno visto quanto facevo fatica e come mi stanno vedendo ora nelle videochiamate… io farò il porta a porta con tutti quelli che conosco per diffondere l’atto del dono. I miei amici hanno visto la differenza e sono sbalorditi nel vedermi adesso. Loro stesso faranno quelli che diffonderanno tra i loro conoscenti l’importanza di questo atto, visto che la legge è sicura e non ci sono rischi di traffico di organi, come succede ancora in qualche paese del mondo. Questo secondo me può essere un modo per diffondere e arruolare nuove “reclute” di donatori che sono ancora indecisi perché nella loro ignoranza non capiscono il concetto di morte cerebrale.

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